Emilio Segre’ – Personaggi e scoperte
nella fisica contemporanea – Mondadori, 1976
Questo libro e’ un’interessante, anche se un po’ datata (essendo stato
scritto nel 1976) introduzione storica alla fisica contemporanea.
Emilio Segre’ (1905-1989, premio Nobel per la fisica nel 1959)
ricostruisce con dovizia di particolari il susseguirsi delle varie
scoperte, e delle rivoluzioni teoriche, soffermandosi sulle biografie,
e
persino sulle psicologie, non solo dei protagonisti, ma anche di
numerosi gregari.
L’autore prende le mosse dalla fine dell’Ottocento, periodo nel quale
la fisica sperimentale fece alcune fondamentali scoperte che avrebbero
aperto nuovi campi di indagine nel mondo microscopico: l’effetto Zeeman
(scissione delle righe spettrali emesse da un atomo dovuta alla
presenza
di un campo magnetico - 1896), la misurazione della carica
dell’elettrone (o meglio del rapporto e/m) da parte di J.J.Thomson
(1897), la scoperta di Rontgen dei raggi X (1895), la radioattivita’
(scoperta da H.Becquerel nel 1896 e studiata in seguito soprattutto da
M.Curie).
Successivamente Segre’ dedica tre capitoli a tre pilastri della fisica:
Rutherford, Planck ed Einstein.
Rutherford e’ stato uno dei massimi fisici sperimentali dei primi del
Novecento, nonche’ un punto di riferimento per la comunita’ fisica del
suo tempo: suoi sono stati i fondamentali esperimenti che hanno portato
alla creazione di un primo modello atomico nel cui l’atomo era composto
da un nucleo centrale attorno al quale orbitavano uno (o piu’)
elettroni, come pianeti che orbitano attorno al sole. Questo modello
porta ancora oggi il suo nome, anche se poi fu abbandonato con
l’avvento
della nuova Meccanica Quantistica.
Il pioniere di questo rinnovamento fu Planck, che fu il primo ad
adottare con successo l’ipotesi della quantizzazione dell’energia, nel
tentativo di dare una soluzione al problema teorico del corpo nero.
Questa ipotesi col tempo assunse un’importanza sempre maggiore e porto’
alla crisi della Fisica Classica, e in particolare all’abbandono dei
modelli atomici classici.
La figura di Einstein non ha bisogno di presentazioni.
Innanzitutto egli fu uno dei primi fisici a capire l’importanza della
quantizzazione, che ipotesi che adotto’ sistematicamente nella sua
soluzione al problema dell’effetto fotoelettrico (l’altro grande
problema irrisolto della fisica teorica dei primi del Novecento).
Ma soprattutto il suo nome e’ legato alla Teoria della Relativita’, che
ha rivoluzionato gli stessi concetti di spazio e di tempo, ha
introdotto
il limite fisico insuperabile della velocita’ della luce, ed ha dato
una nuova teoria del campo gravitazionale come curvatura dello spazio
tempo causata dalla presenza della massa.
Queste idee, apparentemente paradossali ed incredibilmente ardite per
quei tempi, hanno ricevuto nondimeno una serie impressionante di
conferme sperimentali, in particolar modo nel campo della cosmologia
(in
cui gli effetti relativistici si fanno maggiormente sentire a causa
delle grandi distanze) oltre ad essere formulate in una forma
matematica
di grande eleganza.
Si dice che Einstein tenesse molto alla semplicita’ e al lato estetico
di una teoria fisica. Quando la Teoria della Relativita’ ricevette le
prime conferme sperimentali, gli fu chiesto che cosa avesse fatto se
mai
la sua teoria si fosse rivelata errata. Egli rispose: “In quel caso mi
sarebbe dispiaciuto molto per il buon Dio, perche’ la teoria e’
corretta” (tradendo tra l’altro la tipica ironica "immodestia"
particolarmente
in voga tra gli scienziati).
I capitoli successivi sono dedicati alle figure dei padri fondatori
della Meccanica Quantistica, in particolare Bohr, L.de Broglie,
Heisenberg, Pauli, Dirac e Schroedinger: vengono raccontate le varie
tappe del cammino teorico che ha portato fino alla formulazione della
nuova teoria.
In estrema sintesi la Meccanica Quantistica dice che sia le particelle
elementari che compongono la materia, sia quelle di cui e’ composta la
luce (i fotoni, che erano stati introdotti da Einstein nella sua teoria
dell’effetto fotoelettrico) hanno una duplice indistinguibile natura di
particelle e di onde: questo era stato constatato inconfutabilmente da
una serie di esperienze sperimentali.
La natura misteriosa di queste “onde” favori’ un acceso dibattito
filosofico che si risolse nella creazione di due scuole di pensiero,
una
“scuola realista” che annoverava tra i propri sostenitori Schroedinger,
de Broglie e lo stesso Einstein, e la cosiddetta “scuola di
Copenhagen”, capitanata da Bohr, Heisenberg e Pauli.
La scuola realista credeva che la particella realmente si “spappolasse”
formando un’onda, ed il suo piu’ grande contributo e’ l’equazione di
Schroedinger, l’equazione d’onda per le particelle, ovvero la legge che
descrive l’evoluzione temporale della particella/onda.
La scuola di Copenhagen fu piu’ radicale, ed interpreto’ l’onda
associata ad una particella in senso statistico: non si tratta di onde
reali ma oggetti matematici tramite i quali possiamo calcolare la
probabilita’ di presenza della particella (che si distribuisce
effettivamente come un’onda). Quando osserviamo una grande quantita’ di
particelle osserviamo proprio quella probabilita’ e quello che vediamo
ha l’aspetto di un’onda.
Una conseguenza del dualismo onda/corpuscolo e’ che ci sono degli
aspetti diversi della materia che non possono essere conosciuti
contemporaneamente con la massima precisione: questo e’ noto come il
principio di indeterminazione di Heisenberg (1927) e ci dice ad
esempio che se conosciamo con precisione la posizione di una particella
non possiamo conoscerne contemporaneamente anche la velocita’.
Una spiegazione qualitativa di questo fatto e’ che a causa della
quantizzazione ogni misurazione produce una perturbazione nel sistema
osservato, perturbazione che e’ tanto piu’ forte quanto e’ precisa la
misurazione: tutto cio’ puo’ sembrare strano, ma e’ stato espresso da
Heisenberg in forma puramente algebrica.
L’interpretazione di Copenhagen fu prevalente e divenne quella
standard, anche se ancora oggi ci sono sparuti gruppi di fisici (per lo
piu’ fan di Einstein) che ancora sostengono posizioni vicine alla
scuola
realista.
La Meccanica Quantistica forni’ l’apparato concettuale necessario alla
nuova fisica delle particelle elementari che stava nascendo in quegli
anni.
Gia’ nel 1928 Dirac era pervenuto ad una forma relativisticamente
invariante dell’equazione di una particella (scrisse l’equazione per un
elettrone in un campo elettromagnetico): cio’ rappresentava una prima
unificazione della Teoria Quantistica con la Relativita’ Ristretta,
ovvero l’atto di nascita della Teoria Quantistica dei Campi.,
disciplina
che ancora oggi e’ lungi dall’essere completata, ma che ha fatto
notevoli progressi durante tutto il Novecento.
Per Segre’ l’anno zero del nuovo corso e’ pero’ il 1932: in quell’anno
furono fatte delle importanti scoperte nel campo della fisica nucleare,
in particolare furono scoperti il neutrone (cioe’ il protone neutro),
il
positrone (ovvero l’elettrone positivo, cioe’ l’antiparticella
dell’elettrone, la cui esistenza era stata sorprendentemente prevista
teoricamente da Dirac), e il deuterio (un importante isotopo
dell’idrogeno).
Da allora, dapprima le ricerche sui raggi cosmici, ed in seguito gli
esperimenti fatti negli acceleratori di particelle sempre piu’ potenti,
hanno rivelato una dopo l’altra una serie di nuove particelle
“elementari”: queste particelle venivano dapprima descritte
empiricamente, e poi inserite gradualmente nel quadro teorico della
Teoria Quantistica dei Campi, che veniva via via modificata per rendere
conto delle nuove evidenze sperimentali.
Le principali modificazioni sono state l’introduzione di nuove forze
tra le particelle elementari come l’interazione forte (che lega ad
esempio il protone ed il neutrone nel nucleo) e l’interazione debole
(responsabile ad esempio del decadimento radioattivo beta).
Oggi si distinguono quattro tipi di interazione tra le particelle:
elettromagnetica, gravitazionale, forte e debole.
Quest’ultima e’ stata ipotizzata dal fisico italiano E. Fermi, alla cui
figura il libro dedica un intero capitolo (essendo stato tra l'altro il
professore di Segre').
Il suo nome e’ legato ad importanti scoperte nel campo della fisica
nucleare, in particolare all’energia atomica, ma anche idee teoriche
come la statistica di Fermi: egli e’ presentato come forse l’ultimo
fisico che ha dominato con successo sia la fisica sperimentale che
quella teorica.
L’autore descrive ampiamente tutto lo sviluppo che porto’ alla scoperta
ed all’utilizzo dell’energia atomica, essendo stato tra l’altro uno dei
protagonisti (la “scuola di via Panisperna”), non mancando tra l’altro
di ricordare piu’ e piu’ volte il suo premio Nobel e quelli dei suoi
collaboratori.
Il terreno era stato preparato dai coniugi F.Joliot-I.Curie (figlia di
M.Curie) con la loro scoperta della radioattivita’ artificiale, ma poi
ci furono altre tappe fondamentali: dai neutroni lenti alla scissione
nucleare e alla reazione a catena, fino alla bomba atomica e alla pila
atomica.
In particolare le ricerche per arrivare alla bomba atomica furono
portate avanti in maniera febbrile, perche’ erano gli anni della II
guerra mondiale e si temeva che i Tedeschi potessero giungere prima a
questo risultato.
Nel Dopoguerra ci fu la massima fioritura della fisica delle particelle
elementari.
Del resto gli acceleratori stavano diventando sempre piu’ grandi e
grazie soprattutto ad essi molti costituenti della materia che erano
considerati elementari furono scissi in pezzi piu’ piccoli.
Su questa parte il libro e’ certamente un po’ datato perche’ da quando
e’ stato scritto (1976) molte opinioni si sono consolidate, mentre
altre
sono state abbandonate.
I nomi maggiori di questo filone sono H.Yukawa, M.Gell-Mann (lo
scopritore dei quark), C.S.Wu, C.N.Yang.
Un ultimo capitolo e’ dedicato agli ultimi sviluppi (per l'epoca), sia
teorici come
l’Elettrodinamica Quantistica (formulata da Feynman, Schwinger e
Tomonaga, che per questo ottennero il Nobel) che e’ un primo caso
particolare di Teoria Quantistica dei Campi, sia sperimentali come la
scoperta della superconduttivita’, dell’effetto Mossbauer, e
l’invenzione dei Laser e dei Maser.
Interessante e’ anche il capitolo conclusivo, nel quale Segre’ fa
alcune considerazioni, come quella che nelle nuove generazioni di
fisici
e’ sempre piu’ frequente una tendenza all’astrazione (che ha come
precedente illustre la stessa Meccanica Quantistica), dovuta forse al
fatto che gli esperimenti si sono fatti via via piu’ costosi fino a
raggiungere limiti proibitivi.
Con il successo che sta avendo in questi ultimi anni la teoria delle
stringhe, non possiamo che dargli ragione (uno dei massimi teorici
delle
stringhe, Edward Witten, fisico, ha vinto il piu' prestigioso
riconoscimento della Matematica, la medaglia Fields!).
Come abbiamo gia’ accennato, questo libro e’ ricco di dati storici e
biografici dei protagonisti della fisica contemporanea: in effetti si
tratta di una vera e propria agiografia. Bisogna dire che in ambito
accademico la fisica, nonostante sia di per se’ caratterizzata da
dinamiche
corporative (come ogni altra
attivita' soggetta a
sovvenzioni), e’ uno dei campi in cui maggiormente
si assiste addirittura ad un vero e proprio culto della personalita’
interno alla categoria (essendo seconda in questo forse soltanto alla
matematica). Se da un lato questo atteggiamento puo’ far perdere un
certo livello di
"oggettivita' filosofica" (che del resto non e' di grande utilita'
pratica, specialmente ai fini di un concorso universitario), dall’altro
e’ un segno
dell'effettivo fermento presente all’interno della
disciplina: sono gli stessi giovani fisici che sentono il bisogno di
crearsi i loro eroi e modelli ai quali ispirarsi, a causa del loro
genuino entusiasmo. Ed e’ proprio questo entusiasmo che il libro cerca
di coltivare nel
lettore, poco importa se lo stile diventa talvolta un po’ romanzesco.
Parallelamente pero', sull’onda di quell’entusiasmo, il fisico medio
sposa come filosofia una sorta di positivismo ingenuo e sorridente,
dietro al quale si cela una sottile forma di conservatorismo culturale
(il “paradigma” descritto da T.Kuhn) che fa assomigliare la scienza ad
un vero e proprio sistema di credenze, ovvero a una fede.