Arthur Schopenauer

Il suo nome e' legato ad una concezione pessimistica, malefica dell'esistenza. Approfondisce il discorso ponendo il male alla radice. Condivide con l'hegelismo l'intento di dare una visione organica della realta', ma contrappone all'ottimismo di Hegel un pessimismo razionalistico. Il tema fondamentale e' nel titolo dell'opera "Il mondo come volonta' e come rappresentazione". Ritorna il problema della distinzione tra reale ed apparenza ma mentre per Platone e Kant c'e' una continuita' tra essere ed apparire, Schopenauer distrugge questa continuita': mentre l'apparenza e' armonica , bella, la realta' e' contraddittoria e negativa. Il mondo come volonta' e' il mondo nella sua realta'. Schopenauer e' un metafisico. Il noumeno e' di fatto conoscibile, altrimenti non potremmo scoprire l'inganno. Schopenauer pubblica il suo capolavoro nel 1818 ma non ha successo. Ma nella seconda meta' del secolo la filosofia di Schopenauer acquista molta importanza e diviene in voga. Molti vedono nella caduta della restaurazione il crollo del razionalismo idealistico e dell'ottimismo. Viene avanti l'idea dell'irrazionale. Schopenauer muore nel 1860. Max Weber lo ha definito "il primo disertore d'Europa". Schopenauer e' contro l'Europa dei popoli, ha visto l'inutilita' delle rivolte sociali, politiche, e si e' messo dalla parte di quelli che reprimevano le rivolte. Schopenauer ha il senso del nulla, la vanita' delle cose e ritorno al nulla. La filosofia non deve cercare il perche' ma la radice. Alla radice c'e' l'irrazionale. De Santis paragona Schopenauer a Leopardi. Leopardi soffre ma non e' consapevole del perche'. Schopenauer, il filosofo, invece, vede l'origine della sua sofferenza nella colpa di vivere: l'essere nati e' una colpa. La filosofia di Schopenauer e' legata al buddismo. Schopenauer nacque a Danzica. La madre scriveva romanzi rosa, aveva un circolo di persone colte. Il padre era un mercante di successo, e voleva che il figlio continuasse la sua attivita'. La madre, che si disinteressava al figlio, voleva essere mantenuta dal figlio quando il padre mori', ma poi lo lascia seguire le sue tendenze alla cultura. Quando, avendo scritto il suo libro, non ebbe successo, Schopenauer si mise in testa che la madre gli portasse sfortuna, poiche' aveva predetto l'insuccesso, mentre i suoi romanzi rosa andavano discretamente bene. In secondo luogo il suo mancato inserimento nel mondo accademico (le sue lezioni non erano seguite perche' le faceva allo stesso orario di Hegel): da cio' prese posizione contro la filosofia accademica. Vede nella filosofia di Hegel una filosofia servile nei confronti dello stato e dell'ordine costituito. Gli idealisti non erano pensatori liberi, erano pensatori ufficiali, di stato. La cultura accademica e' una cultura da scuola. Hegel e' il sicario della verita', Schopenauer fa una critica socio-culturale alla cultura del sistema. La filosofia di Schopenauer non sara' mai, nemmeno nella seconda parte del secolo, la filosofia europea, ma conservera' un carattere individualistico. In questo periodo la filosofia europea e' il positivismo. Nell'hegelismo, nel marxismo, e anche nel positivismo la soggettivita' e' sacrificata. Viene recuperata da Schopenauer, Kierkegaard e da Nietsche.

"Il mondo come volonta' e come rappresentazione"
Dualismo tra l'apparente e il reale. L'apparente e' cio' che ci appare (mondo come rappresentazione). Il mondo come volonta' e' il mondo reale. Si avvale di apporti dalla filosofia orientale, e quindi dal buddismo. Egli ritiene che il mondo nel suo apparire sia come un velo, il velo di Maya. Il mondo non presenta la verita', ce la nasconde, con il velo. L'uomo resta incantato davanti alla
bellezza dell'universo e non va oltre, si ferma alla bellezza del velo. Questo e' cio' che fanno le scienze. E' necessario invece far apparire la verita', togliendo il velo. L'uomo deve rischiare di andare oltre il velo di Maya per vedere cosa esso nasconde, cioe' i caratteri tragici, dolorosi dell'esistenza.
Causa come ragione sufficiente:
1. divenire --> rapporto causa-effetto
2. logica --> matematica
3. essere --> contiguita' spazio-temporale
4. morale --> motivo (di un'azione)

Due forme di oggettivizzazione:
  1. Oggettivizzazione nelle idee. Le idee sono quelle platoniche di cui non c'e' traccia nel mondo sensibile. Non vengono conosciute dall'uomo mediante il ragionamento, ma vengono intuite mediante l'arte. Le idee sono oggettivizzazione della volonta'. Queste idee non sono pensate dall'uomo ma sono esistenti, perche' la volonta' di vivere si esprime in qualsiasi dimensione noi possiamo pensare l'essere.
  2. Oggettivizzazione della volonta' nelle forme viventi e negli esseri viventi. La volonta' di vivere si esprime con una perenne appetizione della vita. La vita e' un inferno dantesco. C'e' una lotta per la vita che caratterizza gli esseri. Lotta per lo spazio e il tempo. "Mors tua vita mea". La storia degli uomini e' storia di violenze e di guerre. Tutto cio' che appare di positivo appare positivo in quanto finalizza la realta' a se' stesso. Ma sono inganni della volonta'. Sono lo zucchero che la madre mette sul bicchiere per far bere al figlio la medicina amara. Anche il piacere sessuale e' un inganno che serve ad aumentare la volonta' di vivere con la riproduzione. "La vita dell'uomo oscilla tra la noia e il dolore". Ma Schopenauer ritiene che nel mondo ci sia una giustizia: il dolore corrisponde ad una colpa, che e' la vita stessa, l'essere nati. L'ottimismo e' una forma di difesa che l'uomo si da' per non volere ammettere la realta'. Tuttavia Schopenauer non e' il pessimista disperato: liberazione dalla volonta' di vivere, non tramite il suicidio, che Schopenauer non ammette, pur comprendendolo (il suicida e' chi non e' soddisfatto dalla sua vita). La vera liberazione e' quando l'uomo riesce a rinnegare la volonta' di vivere, e mediante un cammino ascetico riesce ad arrivare ad una sorta di distacco, di nirvana, cioe' annullamento, per cui l'uomo si rende indifferente alle cose e alla natura.
Annullamento a tre livelli:
1. arte
2. morale
3. ascesi mistica

L'uomo deve tendere al nulla non come fine, come termine della vita, ma come coscienza interiore. L'arte aha valore liberatorio nei confronti degli affanni quotidiani del vivere. E'una forma di intuizione dell'universale. Noi intuiamo le idee universali come universali oggettivizzazioni della volonta'. L'arte deve sottrarre l'uomo al suo patire quotidiano. L'arte rappresenta qualcosa nella sua univeralita'. Mediante l'arte siamo rapiti da qualcosa che ci sottrae alla volonta' di vivere. L'arte e' prodotta dal genio, che e' una forza che e' capace di cogliere l'universale. Tutti sono geni in quanto tutti sono in grado di fruire delle opere d'arte. Le arti che assolvono meglio il compito sono quelle meno legate alla rappresentazione sensibile: architettura, pittura, poesia. In particolare, nella poesia la forma piu' alta e' la tragedia, in cui avviene la catarsi. Ma l'arte piu' alta e' la musica, che meglio rappresenta il dinamismi, gli stati d'animo. Schopenauer ha anche analizzato molto l'orchestrazione in rapporto agli stati d'animo. Ma la liberazione che da' la musica e' legata al provvisorio, come l'elemosina che si da' ad un mendicante. La morale non e'
fondata sull'imperativo categorico ma nemmeno solo sul sentimento: scaturisce dalla condizione umana. Se l'uomo dovesse seguire solo se' stesso si avrebbe la morale dell'egoismo. Ma quando si arriva alla consapevolezza che tutti soffrono si arriva alla morale, cioe' a due precetti:
Il grado piu' alto e' l'ascesi mistica, cioe' arrivare alla nolonta', non volere la volonta', raggiungere l'annullamento, il nirvana, e quindi l'indifferenza nei confronti del mondo. Distacco dalle cose, dal mondo, come hanno fatto i santi, che sono un esempio. Nullificazione dell'universo avendone capito il significato pieno.


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