Soren Kierkegaard

E'un outsider della cultura. Filosofo danese, e' stato paragonato ad Amleto per la sua posizione alternativa: essere o non essere. "Aut aut" e' una grande opera scritta da Kierkegaard. Non vuole compiere una sintesi dialettica come Hegel, che critica duramente, ma una scelta definitiva, su cui non si puo' tornare indietro.
1. Stadio estetico.
E' il piu' immediato. La vita e' presa strumentalmente. La vita e' vista come strumento di piacere. L'esteta conforma la sua personalita' a questa visione della vita, vista come un insieme di momenti, carattere frammentario. La vita estetica e' la vita del don Giovanni, tipico esempio. La personalita' e' immediatamente determinata in questo stadio. Non e' spirituale, ma fisica. Vivere esteticamente vuol dire vivere i propri desideri, ma i desideri sono molteplici. L'esteta frammenta la propria vita. Fondamentalmente l'esteta e' in solitudine. L'esteta e' l'innamorato della liberta', e non fa mai scelte definitive, ma cio' porta all'isterismo dello spirito. Si cerca allora di superare questo stadio, perche' esso culmina nell'infelicita' e nella disperazione. La disperazione puo' venire nascosta perche' l'esteta deve mostrarsi felice. Lo stadio estetico e' anche desiderio di dominio sugli altri. Ma la disperazione puo' portare anche al desiderio di uno stadio piu' elevato dell'esistenza.

2. Stadio etico.
Nello stadio etico l'individuo diventa quello che diviene, che vuole essere. L'etica e' per Kierkegaard essenzialmente responsabilita'. E' lo stadio della vita sociale, familiare. La figura che incarna lo stadio etico e' il marito, il capo della famiglia  che ha responsabilita' verso i figli e la moglie. Prima etica: l'uomo si affida alle istituzioni, alla concretezza del dovere. La sua figura e' accettata dalla societa' in quanto si conforma ai doveri sociali-familiari. Determina una coscienza del bene e del male, cioe' l'individualita' popolare. Una cosa e' buona se e' accettata, altrimenti non lo e'. Nella prima etica non c'e' spiritualita'. L'individualita' popolare e' sostanzialmente amorfa (antidemocraticismo di Kierkegaard). La donna: il talento innato della donna e' di dare senso al finito: concretezza della donna. La donna toglie all'uomo la monotonia del vivere. Tuttavia Kierkegaard e' contro l'emancipazione della donna (antifemminismo di Kierkegaard). Lo stadio etico e' lo stadio in cui l'individualita' e' negata (anti-hegelismo e anti-marxismo di Kierkegaard). Nello stadio etico non emerge l'unicita' e l'insostituibilita' dell'io. Cosi' si arriva al pentimento (di aver negato la propria singolarita'). Il pentimento, come la disperazione, rappresenta il culmine della crisi dello stadio etico. La soluzione si ha per Kierkegaard con lo:

3. Stadio religioso.
Ne parla in "Timore e tremore". Abramo e' il cavaliere della fede, vive il paradosso. In lui si personalizza la dialettica finito-infinito. Entra in contatto con l'assoluto. Dio irrompe nella vita di Abramo sconvolgendone le leggi: gli fa nascere un figlio e poi glielo vuole togliere con un sacrificio. Dio va contro le leggi naturali ed etiche. Abramo vive un rapporto singolare con Dio. Eccezionalita' del personaggio tragico di Abramo. Abramo sale sul monte per sacrificare il figlio: va incontro ad una volonta'. Seconda etica: interiormente cambiata. Lo stadio religioso e' uno stadio singolare. Immagine di Agamennone che immola la figlia Ifigenia prima della spedizione di Troia, ma la sua non e' un'esperienza singolare. Abramo e' il vero eroe tragico. La fede e' un rischio, non e' una certezza. La fede e' un'oscurita' per l'uomo, non e' certezza. Se Abramo e' il paradosso, Gesu' e' lo scandalo della storia, e' l'uomo-dio, cosa inconcepibile dalla ragione. Rapporto tra l'eterno e il tempo. Vivere la fede secondo la chiesa e' abbassare la fede a livello etico. La fede e' saltare nel buio. Credere e' aderire alla possibilita' del si' (dio esiste) pur temendo la possibilita' del no (dio non esiste) --> angoscia.