BROKEN FLOWERS (Jim Jarmusch, 2005) -
recensione di Carlo Valeri
E’ fuor di
dubbio che da DEAD MAN in poi il cinema di Jarmush sia profondamente
cambiato, abbandonando nettamente il minimalismo di inizio carriera a
favore di un cinema più ricercato e complesso. Eccezion fatta
per il recente COFFEE & CIGARETTES, film peraltro realizzato nel
‘primo periodo’, DEAD MAN, GHOST DOG e BROKEN FLOWERS sembrano muoversi
lungo uno stesso percorso poetico, sempre più incentrato su una
visione onirica mortifera e crepuscolare. Questo suo ultimo BROKEN
FLOWERS appunto non fa eccezione. Nonostante la sua apparente natura di
commedia on the road, la leggerezza dei toni e l’impassibilità
tragicomica indossata dal ‘Don Giovanni’ interpretato da Bill Murray,
l’intera pellicola sembra nascondere un vuoto incolmabile, scandito
sempre da reiterate dissolvenze in nero che non fanno altro che
dilatare lo scarto tra detto e non-detto, vissuto e non-vissuto
(intendendo in quest’ultimo caso la costante implosione di emozioni e
gesti). Il viaggio a tappe intrapreso da Don, alla ricerca del presunto
figlio ventenne e dell’ipotetica madre, procede sommessamente
attraverso ambienti e territori che per lui si fanno alieni,
incomprensibili e ‘ostili’, abitati da figure femminili molto
più simili a fantasmatiche presenze subcoscienti, che a
personaggi interagenti. L’indagine di Don si rivela così
condannata inevitabilmente a un senso di irresolutezza, a una
struggente malinconia 'impalpabile', che riesce a emergere soprattutto
in quei passaggi meno 'scritti' drammaturgicamente e quindi più
'liberi' (impalpabili, appunto). La terribile e allo stesso tempo
meravigliosa nostalgia del tempo perduto risiede allora in particolari
veloci, sfuggenti, quasi sempre trattenuti: nelle rughe delle
bellissime donne amate, nell'intensissimo pianto quasi 'inespresso'
davanti a una lapide poco prima di un temporale, nell'abissale
spaesamento dipinto sul volto di Murray alla fine del film. Prima o poi
la resa dei conti arriva per tutti, sembra volerci dire Jarmush, ma
anche quando arriva forse avrà sempre l'amarezza
dell'appuntamento eternamente rimandato.
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