Vomit 2000 MUSIC FOR NON-AIRPORTS (cassette 1997)
Side A:
Vomit 2000 MUSIC FOR NON-AIRPORTS (CD-R 2005)
Tracklist: instruments: distorted & dry sinewaves, microsynth, drum loops, treated guitar, samples, disorder this album contains the original "Music for non-airports" cassette recorded in 1997 (1-3), plus some extra recordings/remixes from the same year mastered in 1997 at Emme Recording Studio, except 4, mastered in 1999 at v2k studio cd version mastered later at v2k studio all music by ascanio borga cover collage by ab thanx: TAG, Giorgio Testi (DAT), Luca Giancotti, Emme Recording Studio, Roberto Di Tanna |
(...) a collection of charming post-ambient frescoes
Prisimenu laikus, kai atsiusdavo kaseciu
juodai baltai kopijuotais višeliais, su vos iskaitomu tekstu... Cia
kažkas analogiško bet CD variante. Storas kreivas nukirptas
kartonas, su juodai baltai kopijuotu viršeliu, kuris lankstant knygute
vis nubyra ko kelias dulkeles ant žemes. Gražu! Muzika pati irgi ne
nauja - 1997 metais italo Ascanio Borga sukurptas slegiantis dark ambientas
tais laikais išleistas kaseteje, o dabar perleistas CDr formate. kaip
tiems laikams - super. O dabar jau turime to atsiklause kaip reikalas. Bet
ivertinsiu 7/10.
“Music for non-airports”, esordio su cassetta
di Borga, nella prima sua incarnazione "elettronica", ha
gia' un'estetica musicale molto vicina ai suoi lavori piu' attuali. E’
un’esplorazione del nostro pianeta partendo da lontano. I momenti di
avvistamento e di allontanamento – i brani che aprono e chiudono la
ristampa su cd – ci restituiscono gli attriti quasi subsonici delle
sfere celesti che, l’una sull’altra, mirabilmente scivolano. Ed
ecco, l’avvistamento e il campo di forze, l’emissione di
frequenze del pianeta entrato nel radar ma ancora indistinto. “Questi
Cazzi di Circoli Perfetti” e “Ligeti Guitar” sono due
episodi astratti che reagiscono a questa forza d’attrazione invisibile
ma irresistibile, il primo permettendo l’avvicinamento, il secondo
avversandolo, ma senza successo. Le due versioni di“Hong Kong
Jam” documentano invece in dettaglio i momenti d’osservazione
ravvicinata della vita sul pianeta, del vario e vano agitarsi dei suoi esseri
nella infinita notte siderale. “Zen Ejaculation (Yang Mix)”
richiama immediatamente la tragedia del linguaggio, così imperfetto,
così diseguale, così lacunoso. Ci dovrebbe infatti essere un
nome per quel suono ottuso, continuo, di frequenza medio-bassa, col quale si
apre il cd. E’ il suono che ricerco in ogni musica che ascolto. Per le
alte frequenze c’è il fischio, il sibilo.
E per le medie frequenze? Questa saturazione… questo
incantesimo… è accecante. E’ la realtà che si
transustanzia nel ricordo, nel pulsare stesso della vita. Gli avvenimenti si
fondono finalmente in una storia coerente che sembra avere una ragion
d’essere, che balza leggera attraverso il tempo, di avvenimento in
avvenimento saliente, come le note sparse di “Liquid Symmetries”,
che inabitano spazi dove i venti siderali nuovono le figure umane in accordo
a un importante disegno, coreografando un gran balletto che ha l’intero
pianeta come palcoscenico. Questo è il miracolo della musica, miracolo
che la pone al di sopra di ogni altra arte: il suo essere in divenire,
imprendibile, inclassificabile: come la vita, presente eppure solo in parte
incarnata. In “Questi Cazzi di Circoli perfetti” la
fissità del suono, che cangia lentamente, dà la
possibilità alla mente, che lavora alla velocità della luce ma
deve fare i conti con un corpo comparativamente anni luce più lento,
di gestire le due velocità di azione. La stasi sonora aiuta a
focalizzare. L’assenza di forma, di dettagli, abilita uno stato di
coscienza più profondo – e si esce così dalla grandezza
di misura dei metri per lavorare invece coi millimetri e coi chilometri allo
stesso tempo. E’ un alone sonoro, un ronzio senza il clangore o il
frinire di parti metalliche… è come il venir storditi dal sole
d’estate, è forse la frequenza-somma di tutte le voci della
Terra. Le registrazioni dei suoni dei pianeti effettuati dalle sonde Voyager
I e II della NASA presentano per l’appunto suoni simili a questo.
E’ la voce probabilmente del bianco, il colore-non-colore che
trasfigura in sé tutti gli altri, che racchiude in sé tutti gli
altri allo stato subliminale. Riguardo a “Hong Kong Jam”, posso
dire che esiste un cd di riprese sonore effettuate a Tokyo; una
mezz’ora nella Grande Mela dell’oriente, animato dalla medesima
idea di fondo. Pur denunciando che le strade di Hong Kong presentano
atmosfere completamente diverse, tipicamente orientali, l’impasto
sonoro è interessante. In progetti come questo è bene non
dimenticare di inserire uno spartito musicale recondito,
mascherato, che accompagni, quasi inavvertito, l’ascoltatore attraverso
il travelogue. “Hong Kong Jam (ambient mix)” non
mi convince. Le curve sonore che queste frequenze disegnano sono troppo
pronunciate, c’è troppo movimento. Un rallentamento avrebbe
ottenuto un effetto maggiore. Così com’è sembra una delle
pozze di fango bollente di Yellowstone – blub blub blub – quando
avrebbe potuto essere un tripudio di arcobaleni. E manca l’ispirazione.
Cos’è l’ispirazione? E’ la coerenza di un contenuto.
E’ la decisione di un messaggio univoco. E’ un passaggio di luce
da A a B, prepotente, inarrestabile. Folgorante. E qui manca. In sua vece,
oziosi ellissi distendono increspature su uno stagno putrido di rifiuti
sonori, minerali, animali e umani. E’ un luogo enorme, questo
sì, e la conquista dello spazio, la creazione dell’ambiente per
la mente è qui un fatto acquisito. Il clima è da tregenda
post-nucleare, e i sopravvissuti, ridotti alle dimensioni di folletti,
inabitano grotte e funghi giganti, mentre minacciose presenze animali si
aggirano per foreste scheletriche dalle quali si levano fumi velenosi. Le
giostre dei lillipuziani divertono gli alieni solo per un po’. Anche
loro sono del parere che i rutti nei cd se li può permettere solo
Frank Zappa e quindi decidono di cambiare destinazione alla loro vacanza:
concentrano il pensiero e ritrasmettono la propria presenza su qualche altra
roccia volante meno pestilenziale… 4:47’ dopo, sono
spariti. |
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