L’argomento di questo libro e’ un corpus
eterogeneo di
teorie di modellistica matematica, geometria frattale e sistemi
dinamici che ha
come denominatore comune lo studio di una vasta gamma di fenomeni
complessi,
imprevedibili, ovvero “caotici”. A fungere da apripista all’intero
filone fu, nei primi anni
’60, la scoperta, ad opera di Edward Lorentz, di modelli matematici
(nello
specifico un modello di meteorologia) che mostravano una dipendenza
sensibile
dai dati iniziali, ovvero piccole variazioni nelle condizioni iniziali
del
sistema potevano risultare in variazioni grandi e incontrollate nelle
rispettive evoluzioni future del sistema. Un sistema del genere diventa
in
pratica imprevedibile e questo spiega l’introduzione del termine
“caotico”.
L’esempio ispiratore di questo genere di modelli e' quello del
cosiddetto
‘effetto farfalla’, secondo cui lo sbattere le ali di una farfalla in
Giappone
puo’ provocare un tornado negli Stati Uniti. Si tratta di una
situazione estrema in cui
il sistema e’instabile in ogni suo punto, e il suo comportamento
risulta del tutto impredicibile da un punto di vista sperimentale:
neanche approssimazioni
arbitrariamente vicine
sono sufficienti a ricostruire l’andamento del fenomeno (da un punto di
vista
matematico si puo’ anche osservare come questo fornisca un esempio di
situazione in cui il ricorso all’infinito introduca problematiche
nuove).
In realta’ in precedenza equazioni del genere non erano del
tutto ignote, ma di fatto proprio per quanto visto sopra erano
escluse dallo
studio canonico a causa del postulato di dipendenza continua dai dati
iniziali,
che
rifletteva l’opinione da tempo comunemente accettata secondo cui
piccole
variazioni nei dati iniziali dell’equazione di un sistema fisico
sarebbero
dovute risultare in piccole variazioni nelle rispettive soluzioni.
Lorentz
invece fu tra i primi ad intuire che anche equazioni con dipendenza
sensibile
dai dati iniziali potevano rappresentare sistemi fisici realmente
esistenti in
natura, come suggeriva l’esempio del modello meteorologico a cui stava
lavorando. In seguito si moltiplicarono approcci di questo tipo,
alla ricerca di modelli caotici in svariate discipline come la
biologia,
l’economia e la chimica.
Al successo di questo tipo di modelli
contribui' il fatto che questi furono gli anni del boom nell’uso dei
calcolatori come
strumento di ricerca e di simulazione di modelli fisici. Il computer
divenne fondamentale nell'esplorazione del comportamento dei sistemi
dinamici: viene scritta l'equazione del modello e, grazie ai software
per la risoluzione numerica di equazioni differenziali si arriva
ad una rappresentazione, grafica e numerica, che permette di farsi
un'idea del comportamento delle soluzioni. Questa tecnica permette di
esplorare anche quelle classi di sistemi che non ammettono soluzioni
esatte (ovvero esprimibili in forma matematica tradizionale), oltre che
naturalmente di produrre delle potenti rappresentazioni del
comportamento di sistemi gia' noti.
La capacita' dei computer di fornire rappresentazioni grafiche di
oggetti matematici e' stata importante anche in un campo che
solitamente non guarda di buon occhio il ricorso al calcolatore: la
matematica pura. Negli anni 1970 il computer permise a Benoit
Mandelbrot di effettuare un’esplorazione pionieristica di un’intera
classe di oggetti matematici, considerati fino ad allora “patologici” a
causa
della loro estrema complessita’ strutturale, ovvero i frattali. Questi
oggetti possono essere descritti in prima approssimazione come degli
enti
geometrici caratterizzati dal possedere una sorta di autosomiglianza a
scale
diverse. Da un punto di vista piu' matematico i frattali hanno la
proprieta' che la loro dimensione geometrica – opportunamente definita
–
e' diversa da un numero intero, bensi’ compresa ad esempio tra 0 ed 1
(polvere
frattale), o tra 1 e 2 (curva frattale). La loro importanza era, per
Mandelbrot, che nonostante la loro "stranezza", essi
rappresentavano realmente forme pervasive in natura, come le coste, le
nuvole, i
fiocchi di neve, le foglie: in breve tempo egli si convinse che la
geometria della natura fosse frattale. Mandelbrot stesso riusci' a
produrre molte belle immagini computerizzate di frattali che divennero
presto ben note al pubblico. La cosa interessante e’ che
strutture frattali possono essere
generate a partire da equazioni semplicissime (ad esempio il cosiddetto
insieme di
Mandelbrot , uno dei frattali piu' "famosi" e complicati, e' generato
dall'iterazione della funzione complessa z --> z^2 + c, dove c e' un
numero complesso fissato e z inizialmente e' l'origine).
Naturalmente
non mancarono esempi di applicazioni dei frattali alle discipline
fisico-matematiche: uno di essi e' il caso degli attrattori "strani"
(nome coniato da David Ruelle e Floris Takens nei primi anni 1970).
Nella teoria dei
sistemi dinamici,
un attrattore e' un insieme "limite" che descrive il comportamento del
sistema per tempi abbastanza lunghi, ovvero la configurazione che il
sistema tende ad assumere al crescere del tempo (nel linguaggio
fisico-matematico,
il comportamento "asisntotico" del sistema). Un attrattore puo' essere
un punto, una curva, oppure un insieme piu' complicato, come una
superficie o, appunto, un frattale: in questi ultimi casi si parla di
attrattore "strano". Ad esempio l'applicazione del metodo di Newton per
la risoluzione di equazioni algebriche mediante approssimazioni
successive (che puo' essere visto come una specie di funzione
iterata) applicato alla piu' semplice equazione di terzo grado (la
radice cubica di -1) produce un frattale nel piano complesso con tre
attrattori corrispondenti alle tre soluzioni. In questo caso la
particolarita' consiste nel fatto che ad essere frattale e'
precisamente la linea di confine che separa i vari bacini
di attrazione
dei rispettivi attrattori (un bacino di attrazione e' l’insieme
delle
condizioni iniziali che conducono ad un particolare punto di equilibrio
finale). In definitiva gli attrattori strani possono essere visti come
forme
di
caos “stabile”, ovvero configurazioni caotiche che tendono a
conservarsi nel tempo: anche questo rappresenta un cambiamento di
paradigma
rispetto
al passato, giacche' il disordine in precedenza era considerato
qualcosa di intrinsecamente instabile e quindi temporaneo.
Un altro campo in cui furono trovati risultati interessanti fu lo
studio del fenomeno della turbolenza nei fluidi, che venne interpretato
come un caso di attrattore strano.
Similmente a quanto accadeva nei modelli biologici
di Robert May delle popolazioni di pesci (1975), negli esperimenti di
fluidodinamica effettuati da Harry Swinney e Jerry Gollub (1973) la
transizione alla turbolenza, ovvero ad un regime caotico,
avveniva
mediante successive biforcazioni del moto nello spazio delle fasi,
cioe’ in
maniera non continua ed uniforme, ma intermittente. Ma perche' la
natura
non sceglie una transizione continua, come aveva immaginato il grande
fisico russo Lev D. Landau? E come si spiegavano
le
biforcazioni? Durante delle simulazioni al computer, nel 1976 il fisico
Mitchell
Feigenbaum fece la notevole scoperta che, per ogni classe di
sistemi
dinamici caotici, il “ritmo” delle biforcazioni e’ regolato da una
costante
assoluta fissata, un numero, che in seguito divenne noto come “costante
di
Feigenbaum”. In altre parole esistevano dei modelli che presentavano
delle biforcazioni ad intervalli regolari e prevedibili, e nondimeno
esibivano a
lungo termine un comportamento caotico: dunque il caos non era poi
cosi' disordinato, ma poteva contenere elementi di regolarita'. Inoltre
questa costante, pur essendo
apparentemente (e misteriosamente) una costante matematica assoluta
dipendente
esclusivamente dal tipo di equazione in questione, venne effettivamente
misurata in una serie di raffinati esperimenti sulla turbolenza
compiuti da Albert Libchaber nel
1977.
Dunque questi modelli non erano soltanto delle mere costruzioni
astratte, ma potevano essere utilizzati effettivamente per prevedere il
comportamento di fenomeni fisici. Molti di essi si fondavano sul
concetto di "retroazione", ovvero l'applicazione ricorsiva di una
funzione matematica (come avviene ad esempio nella generazione
dell'insieme di Mandelbrot), che e' alla base sia delle strutture
frattali sia del comportamento caotico.
Pur essendo rivolto ad un pubblico generico, e pervaso da
uno spirito enfatico proprio di una certa visione romanzata della
scienza, il
libro fornisce una panoramica di ampio respiro su un vasto numero di
argomenti,
per i quali costituisce una buona introduzione. Purtroppo a volte
l’autore, piuttosto che approfondire gli argomenti
trattati, o effettuare ardite speculazioni epistemologiche,
preferisce far sprofondare il lettore in un mare di frattali
autosimili,
modelli di biologia, costanti di Feigenbaum, universalita' e
quant’altro, dilungandosi verbosamente in ogni
sorta di digressioni ad effetto.
Ma la vera forza di questo libro non e' la precisione o il dettaglio:
esso riesce nell’intento
di
descrivere
il mutamento di paradigma che sta attraversando sotto la superficie la
scienza
contemporanea, ovvero
la crisi delle posizioni astratte e “puriste” dei Bourbakisti,
l’utilizzo sempre
piu’ massivo del computer come strumento di ricerca, l’interesse sempre
maggiore verso lo studio di fenomeni complessi che fino a qualche
decina di
anni fa erano del tutto ignoti o relegati nell’angolo degli aspetti
“patologici” della teoria, ed infine la sempre maggiore esigenza di
interdisciplinarita’ tra le varie aree di ricerca scientifica. Lungi
dal
rappresentare un arretramento della
conoscenza, questo corrisponde invece ad una moltiplicazione degli
scenari e delle prospettive di ricerca i cui frutti a tutt'oggi non
sono del tutto visibili.